Quando le prime collezioni furono pronte, Marco prese una decisione che avrebbe definito il futuro della Maison.
Non voleva che Panama Hatters cominciasse nelle vetrine tradizionali.
Voleva che i cappelli vivessero prima ancora di essere venduti.
Li immaginò nei luoghi modellati dal viaggio.
Sulle terrazze affacciate sul Lago di Como.
Nei resort del Mediterraneo.
Lungo i campi da golf illuminati dalla prima luce del mattino.
Sugli yacht che lasciavano il porto.
Nelle hall degli hotel attraversate da persone provenienti da ogni parte del mondo.
Luoghi in cui l’eleganza non viene esibita.
Viene vissuta.
E così i cappelli iniziarono a viaggiare.
Raggiunsero Villa d’Este.
Entrarono nel mondo Belmond, dal Cipriani di Venezia allo Splendido, dal Caruso al Sant’Andrea.
Comparvero in hotel internazionali, resort, golf club, destinazioni benessere e ambienti privati scelti non per la loro visibilità, ma per il loro carattere.
In seguito arrivarono progetti ed esperienze con nomi legati alla nautica, all’automobile e all’ospitalità internazionale, tra cui Ferretti, Lamborghini, Campari e il mondo nautico di Monte-Carlo.
L’intuizione era diventata realtà.
Un autentico cappello ecuadoriano, guidato da una visione italiana, stava trovando il proprio luogo naturale tra le destinazioni più riconoscibili del mondo.